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Linee Guida Pubblicazione Foto su Facebook

 

Con l'affermazione dei Social Networks, l'integrazione di fotocamere nei dispositivi mobile ed i prezzi sempre più accessibili dei sistemi fotografici (sia reflex che mirrorless), da anni è in atto una progressiva democratizzazione del mezzo fotografico che ha portato ad una sempre maggiore condivisione di foto e video on-line.

 

Nella maggior parte dei casi, la unica e sola preoccupazione dei fotografi è rivolta alla tutela dell'uso e quindi del copyright delle proprie foto. Con quale risoluzione è preferibile caricare le foto online? E' necessario/raccomandabile l'uso di un watermark? Meglio Flickr, Google+ o Facebook per quanto riguarda la policy relativa all'uso delle foto caricate dagli utenti? Sulla scia di queste domande, molto spesso si rivolge un'attenzione quasi esclusiva alla salvaguardia dei propri interessi dimenticando le garanzie a tutela dei soggetti raffigurati nelle foto: questo può risultare in un danno alla vita privata delle persone ed eventuali conseguenze penali per il fotografo responsabile degli scatti.

 

Fatta forse eccezione per gli avvocati appassionati di fotografia, purtroppo non è sempre facile avere un quadro chiaro di ciò che si può fare e di ciò che sarebbe meglio evitare nella pubblicazione di foto altrui, proprio per questo motivo il social network Facebook ha pubblicato una guida che richiama in modo chiaro e corredato da esempi la legislazione italiana in materia.

 

Non si tratta ovviamente di un Testo Sacro, quindi potrebbe contenere errori e non essere aggiornato all'ultimo cavillo dell'ultimo codice, tuttavia è un buon punto di partenza per avere un'infarinatura sui do's ed i dont's quando le nostre foto ritraggono anche altri.

 

Anche se oggi l'upload delle foto nei Social Networks è comune quasi quanto respirare, è bene ricordare che le leggi esistono e che, come ricorda lo stesso articolo, non ammettono ignoranza!

Articolo Blog 03 1

Con un film di John Waters del 1998, Pecker, inauguriamo la serie dei nostri suggerimenti cine-fotografici nella sezione Reviews del blog.

 

 

La premessa/promessa, obbligatoria, è la seguente: questo film non vi lascerà indifferenti, perché alla fine non potrete fare altro che amarlo o, viceversa, scaraventarlo nel Tartaro dei B-Movies.

 

 

La pellicola è ambientata in un quartiere degradato di Baltimora, città natale del regista nonché teatro di quasi tutti i suoi film. Il diciottenne protagonista per sbarcare il lunario lavora in una paninoteca, ma con scarsa voglia e altrettanto scarsa motivazione: la sue due uniche passioni sono la fidanzata Shelley (“I love you more than Kodak!”) e la fotografia.

 

 

 

Armato di una macchina a telemetro anni 70’ (una Canonet 28, ebbene si: è un Canonista!) e di una dose apparentemente infinita di pellicola, Pecker (è questo il soprannome del ragazzo) immortala familiari, amici e passanti in una Baltimora deformata e caricaturizzata, degna delle migliori puntate dei Simpsons. L’ispirazione per un genuino reportage di certo non manca, perché (ambientazione a parte) la sceneggiatura pullula di weirdos, a partire dai parenti più stretti: la madre gestisce un negozio dell’usato in stile Macklemore, la sorella minore è un’invasata drogata di zuccheri, quella maggiore lavora come barista/annunciatrice in un locale di strip per gay e la nonna fonde fervore religioso e devozione per la Madonna con un indubbio talento da ventriloquo (onestamente, solo per questo imho è da vedere).

 Articolo Blog 03 4 

La svolta per il giovane fotografo arriva quando le sue foto, tecnicamente imperfette ma estremamente vive, irriverenti e spontanee, vengono notate da un gallerista di New York durante un’esposizione improvvisata all’interno della stessa paninoteca in cui il ragazzo lavora. In breve tempo l’anonimo, squattrinato paninaro diventa un celebre artista ben pagato ed osannato dalla critica, ma la trasformazione non è indolore, perché i cambiamenti dettati dalla notorietà mettono a rischio sia la vita personale che quella artistica del ragazzo.

 

Articolo Blog 03 3

 

Il film vuole essere una critica verso alcuni ambienti e figure (come appunto i galleristi ed i critici d’arte) della New York più snob, ai quali il regista contrappone la quotidianità più ordinaria della sua Baltimora, ma senza dubbio offre degli spunti di riflessione addizionali a chi è abituato a vedere il mondo attraverso un obiettivo, come ad esempio il rapporto tra le intenzioni di un fotografo e la vita dei soggetti ("Stop taking my picture Pecker, you are ruining my life."  / "Sorry, I thought I was making your life better."), la visione del mondo di un autore in contrapposizione al giudizio a volte artefatto della critica, il rapporto tra un artista ed il suo mecenate ed altro ancora.

 

Forse il messaggio più utile veicolato dal film riguarda l’onestà artistica di un fotografo versus il suo successo commerciale da un lato, e la necessità di privilegiare la propria visione fotografica dall’altro, perché a volte ossessioni eccessive come quella per il corpo macchina o l’obiettivo di ultima generazione e i tecnicismi fotografici finiscono per inaridire la nostra ispirazione.

 

Articolo Blog 03 2

 

"Your pictures are sublime." 

"Well thanks,  if I knew how to make them any better, they probably wouldn't work at all."

Articolo Blog 04 1

 

Because nowadays it's impossible to separate the digital from the analog world. #reallifeinstagram.

 

Le contraddizioni della tecnologia sono meravigliose, specialmente quando gli artisti trovano il modo di farsene gioco.

 

Per decenni, ingegneri di tutto il globo hanno dedicato tempo e risorse alla progettazione di obiettivi sempre migliori in termini di qualità ottica: maggiore nitidezza, assenza di aberrazioni e distorsioni, riduzione della vignettatura erano al centro della ricerca e dello sviluppo delle nuove produzioni (e per carità, tutt'ora lo sono). Eppure, movimenti artistici come la Lomografia hanno esaltato i difetti non solo delle ottiche, ma anche dei corpi macchina, trasformandoli in punti di forza della creatività e dello stile. La suggestione è stata poi prontamente raccolta e sviluppata dal mondo della post produzione digitale, il quale "pullula" di software e di plugins che fanno a gara per ricreare questi difetti nel modo più verosimile possibile, aggiungendo anche gli effetti vintage dei viraggi  dei processi di stampa.

 

 

Mi ero quasi convinto che il "furto di idee" fosse un pò a senso unico e che procedesse dall'analogico al digitale, per questo motivo ho trovato molto interessante il lavoro di un 35enne artista brasiliano, Bruno Ribeiro.il quale ha disseminato Londra di cornici che ricordano in tutto e per tutto degli scatti Instagram: formato quadrato, pellicola colorata che crea l'effetto "vintage" e grafica "social" sopra e sotto il frame. Le cornici sono installate ad hoc in posizioni studiate per creare composizioni ed effetti interessanti, e l'intenzione dell'autore è quella di mostrare come oggi sia impossibile separare il mondo analogico da quello digitale.

 

il sito del progetto, Real Life Instagram, raccoglie una serie di scatti che mostrano non soltanto i luoghi dove sono state posizionate le cornici, ma anche passanti che utilizzano le cornici per inquadrare a loro volta "veri" scatti Instagram con fotocamere e telefonini. Se uno volesse considerare il "giro" completo, da un effetto analogico si passa al software fotografico, per poi tornare al mondo materiale con una cornice di plastica e cartone, per finire di nuovo in uno scatto digitale.